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Bonus bebè e discriminazioni

È stata attuata la norma che dispone il c.d. Bonus bebè e stabilite le modalità per usufruire di un assegno in caso di nascita o adozione di un bimbo/a.

Ai nuclei familiari, per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, è riconosciuto, su domanda di un genitore convivente con il figlio, un assegno di 960 euro per figlio. 

I nuclei familiari beneficiari, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, devono essere in possesso di Isee in corso di validità non superiore a 25mila euro annui.

Per i nuclei in possesso di Isee non superiore a 7mila euro annui, l’importo annuo dell’assegno è di 1.920 euro.

La domanda per l’assegno è presentata all’INPS per via telematica secondo modelli predisposti dall’Istituto entro il 25 aprile. 

Ciò premesso, aggiungo che tutto ciò è splendido! Ma non mi sembra equo. E spiego perché. 

Da subito questa norma non mi ha convinto, un po' disturbato, come una musica poco ritmica un poco stonata. 

Mi chiedo quale sia la ratio della disposizione. Forse è di sostegno economico per le famiglie. E allora perché solo per i figli nati nel biennio 2015-2017? E quelli nati prima? 

Mi chiedo forse la ratio è incrementare le nascite. E allora perché una sovvenzione così limitata nel tempo? Due anni sono nulla! 

Continuo a credere che qualcosa non quadra. Perché dare un aiuto e poi toglierlo? Cioè chi ha un reddito di 8.000 euro l'anno avrà bisogno di aiuto sia nel 2015 che nel 2018.

 Un poco meno ne avrà bisogno chi ha un reddito di 25.000 Euro(?).

 Anche questo quadra poco, in effetti. Che bisogno ha di un sussidio di 80 euro al mese chi ne percepisce 2.000 circa al mese?

Non sarebbe stato più equo stabilire una volta per tutte chi ha diritto alle sovvenzioni? Senza limiti temporali? 

 

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