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"Sono separato. Fino a quando devo mantenere mio figlio ?"

Tempo fa riflettevo sul fatto che l'Italia è, se non l'unico, il primo fra gli stati in graduatoria, in cui i figli si mantengono ad oltranza. 




In realtà li si dovrebbe mantenere fino al raggiungimento dell'indipendenza economica. 
Il punto è che ormai l'autonomia finanziaria si raggiunge sempre più tardi e, spesso, neppure definitivamente. Quindi, come spiegherò meglio dopo, il rischio di non conoscere il limite fino al quale si dovrà mantenere il figlio, è davvero concreto.
Infatti il tanto agognato "posto fisso" che piaccia o no, sta sparendo mentre gli studi universitari non garantiscono più una posizione certa ed adeguata. Tutt'altro. Il mercato del lavoro richiede sempre maggiore flessibilità e sempre nuove competenze di varia natura. 
Cadono anche le certezze collegate al matrimonio che, da parte di certi giudici viene spesso considerato un criterio per dimostrare la raggiunta autonomia. Com'è noto ci sono più separazioni e divorzi che matrimoni e quindi ancorare l'indipendenza alla costituzione di un nucleo familiare autonomo, non è del tutto corretto alla luce delle norme in materia che appunto fanno riferimento alla INDIPENDENZA economica.

Il fatto è che c'è una scollatura fra la realtà economica-lavorativa italiana e le norme che fissano come principio del mantenimento dei figli l'autonomia e l'indipendenza economica. Forse è ora di rinnovare e svecchiare la coscienza sociale e collettiva sul punto, ma questa non è la sede per affrontare questo deficit normativo e istituzionale, per cui metto un punto è vado avanti.

I problemi di definire con esattezza il momento in cui cessa il dovere di mantenere i figli si pongono, prevalentemente, quando i genitori non stanno più insieme, perche si sono separati o hanno divorziato o semplicemente perché si pone fine alla convivenza. Infatti ormai è pacifico che fino a 30/35 anni i figli vadano mantenuti, quindi il problema si circoscrive ulteriormente ai figli over 35 e diventa sempre più stringente con l'avanzare dell'età.

Non so se il mantenimento "a oltranza" sia una conseguenza oppure una delle cause della disoccupazione in Italia, ma ciò che è certo che in tanti casi ho assistito, per via diretta oppure indiretta, a decisioni da parte dei giudici che mi hanno fatto pensare che il dovere di mantenimento dei figli in Italia è, ahimè, "finché morte non ci separi". 

Dura più dei matrimoni! E aggiungerei che, come dicevo sopra, alla luce di qualche sentenza, sopravvive anche se il figlio/a si sposa, qualora dovesse divorziare ed alle volte prima si estingue e poi resuscita, ad esempio quando il figlio viene licenziato.

La coscienza sociale e collettiva, in Italia, è così pregna del dovere morale e assistenziale rispetto ai figli che sono davvero pochi i Giudici i quali, chiamati a decidere il caso, compiono un'analisi lucida dei fatti valutando tutti gli aspetti della vicenda e, soprattutto, elementi quali impegno, reale volontà, intraprendenza, merito.
Sono sempre orientati a decidere per la via apparentemente più giusta, quella del sostegno economico del figlio non autonomo.

Spesso i Giudici per cambiare orientamento devono proprio esservi indotti dalla difesa, con documenti, prove e dichiarazioni personali strappate ai figli stessi.

Perché, inutile, in Italia è così. Ci sentiamo un po' tutti i "figli di mamma e papà" per sempre, certe volte anche dopo che si procrea e a quarant'anni suonati ci si sente in diritto/dovere reciproco di farsi mantenere o mantenere.

Infatti quando qualcuno mi porge la fatidica domanda "ma fino a quando ?" io rispondo:

Per sempre e che non c'è un limite perché in Italia c'è la crisi, la disoccupazione, si divorzia presto, ormai non c'è più il posto fisso e non si fanno più figli.

Ovviamente scherzo!

Partiamo dal presupposto che in Italia il dovere di mantenimento dei figli è sancito dall'art. 30 della Costituzione, dagli artt. 147 e ss. c.c. e, indirettamente, dall’art. 315 bis, comma 1, c.c. e che queste norme impongono ad ambedue i genitori:

a) l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole;

b) tenere in considerazione le inclinazioni e le aspirazioni dei figli;

c) mantenerli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale e/o casalingo. 


D'altro canto mentre nessuna norma prevede che tale obbligo specifico dei genitori possa cessare con il raggiungimento della maggiore età del figlio, la recente modifica legislativa (intervenuta nel 2013) ha introdotto la norma (art. 337 septies c.c ) secondo cui il Giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico che può anche essere versato direttamente all'avente diritto.
Questa situazione fino a che i figli hanno 22/23 anni è pure simpatica, ci ricorda la paghetta che invece di essere data settimanalmente viene data mensilmente attraverso bonifico canalizzato direttamente sul conto. SE, però, consideriamo che il mantenimento in alcuni casi si protrae fino a 38/40 anni del figlio, la situazione è quasi aberrante perchè non si può più parlare di mantenimento ma quasi di uno stipendio corrisposto dal genitore al figlio.

Poi vuoi che - non dico sempre ma - nella maggior parte dei casi la continuità e stabilità di entrata fissa mensile non crei una situazione di comodo per il figlio ?
Insomma a questi chi glielo fa fare a cercarsi un lavoro e, sopratutto, a tenerselo con sudore e sacrificio? 
Purtroppo nella maggior parte dei casi, poi questi sono i figli che lo pretendono il mantenimento, perché loro sono in difficoltà e perché loro non sono autonomi, perché c'è disoccupazione, e molto spesso sono anche quelli che hanno un rapporto peggiore con il genitore contribuente. 
Quindi si creano delle situazioni in cui si attende pazientemente da entrambi i lati solo che quelli che si aspettano sono eventi diversi. 
Il genitore che, non se la sente e quasi si vergogna a chiedere un provvedimento che elimini/riduca il mantenimento, attende che il figlio TROVI lavoro oppure si sposi; mentre il figlio/figlia attende e continua a percepire finchè il genitore paga e finché non agisce chiedendo l'intervento del Giudice. E vi dico che le remore  dei genitori a chiedere una riduzione ovvero un provvedimento in cui si dichiari la cessazione dell'obbligo di mantenimento, sono tante anzi tantissime, sempre per quel discorso, di cui Vi dicevo sopra, della coscienza morale collettiva di cui è pregna l'Italia e che si ripercuote anche sugli italiani come individui.
A questo punto, Vi starete chiedendo e quindi? 
Quindi non c'è una risposta unica ed esaustiva ma ci sono varie risposte e varie alternative da poter perseguire.
Vi faccio un esempio pratico di circostanze concrete  che il Giudice dovrà valutare nel caso in cui il genitore separato o divorziato decida di richiedere la cessazione ovvero la riduzione del mantenimento.
ESEMPIO.
Marco, per la gioia di mamma e papà (oppure di uno dei due e spesso di quello che mantiene), a 32 anni, ultimati gli studi universitari ed il master post laurea, ha ricevuto un'offerta di lavoro.
Marco non accetta; non ritiene il lavoro adeguato alle proprie capacità e livello di istruzione.
Marco ha ancora diritto al mantenimento?
Parte dei Giudici ritengono che il fatto che il figlio abbia rifiutato una concreta opportunità di impiego non esime il genitore dall’obbligo di corrispondere il mantenimento. Ciò però (fortunatamente il PERO' c'è) se risulta dimostrato che la prestazione 
1) non rispondeva alle sue attitudini ed aspirazioni;
2) non gli garantiva reddito corrispondente alla sua professionalità.
In questo caso elementi di difesa su cui puntare e porre all'attenzione del Giudice sono fra gli altri:
- inutile protrarsi di un corso di studio universitario;
-  scarso profitto e rendimento accademico;
- per  quanti e per quali tipologie di lavori, Marco, abbia presentato la propria candidatura;
- quando e quanti colloqui ha sostenuto;
-  quali e che tipo di lavori ha già rifiutato ritenendoli non adeguati alle proprie aspirazioni.
Attenzione!
 È chiaro che in contesti familiari più pacifici e dove, a prescindere dalla separazione/divorzio, l’unità di intenti ed il dialogo utile e proficuo tra i genitori siano rimasti intatti, il problema del mantenimento dei figli generalmente neanche si pone. 

In questi contesti familiari quasi sempre i figli vogliono raggiungere la propria emancipazione, impegnandosi con tenacia e determinazione mentre i genitori si spendono e si sacrificano per garantire il meglio agli stessi figli.
Le ipotesi più problematiche, riguardano, invece, i casi in cui i coniugi siano separati o divorziati, non ci sia più dialogo costruttivo ed anzi il clima sia di guerra "sanguinaria" a base di vendette e rancori in cui i figli vengono anche coinvolti in pieno, tipo compagni di armi.
In questi altri contesti può verificarsi che il coniuge non affidatario oppure non convivente, sia usato, dal figlio con la complicità dell'altro genitore, come un "datore di lavoro" senza lavoro o meglio come una fonte di rendita certa e sicura.
Quindi, direi, in conclusione che il figlio va' mantenuto finché non raggiunge l'indipendenza economica ma in alcuni casi il genitore potrà attivare un specifico tipo di ricorso per chiedere al Giudice di far cessare il mantenimento anche se il figlio non ha raggiunto l'autonomia. 
Per fare questo sarà necessario dimostrare una condotta, passatemene il termine, "colposa" del figlio rispetto alla ricerca del posto di lavoro ovvero rispetto alla lentezza degli studi universitari.
>>>>> Quindi Vi consiglio di raccogliere prove circa l'attitudine negligente al lavoro ovvero allo studio del figlio, qualora vogliate davvero agire per una riduzione ovvero per ottenere la cessazione del mantenimento. Tipo testimonianze, lettere, documenti, libretti universitari ed  altre cose di questo genere.
Ciò ovviamente non esclude che il genitore possa chiedere la cessazione ovvero la riduzione del mantenimento nel caso in  cui non abbia più la capacità economica di mantenere il figlio, ad esempio perché ha perso il lavoro ovvero perché si è verificata una drastica riduzione del reddito ovvero perché ha avuto altri figli e quindi deve pensare anche a loro.
La casistica è molto varia e gli elementi rilevanti  altrettanto vari, quindi che dirTi
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Ciao e a presto



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